Da Grace e Frankie al Metodo Kominsky

0

Netflix scommette sulla terza età ed è un gran successo!

Come tutti noi Netflix-addicted ben sappiamo, alcune produzioni originali vanno bene ed altre sono un flop totale. Nell’ultimo anno ne abbiamo viste di tutti i colori: abbiamo assistito a una terrificante ultima stagione di Una serie di sfortunati eventi, al fallimento di Bird Box che se non altro ci ha lasciato una gran quantità di divertentissimi meme; siamo rimasti incerti guardando Maniac e confusi guardando Bandersnatch; abbiamo celebrato piccole vittorie con la candidatura agli Oscar di Roma e di The Ballad of Buster Scruggs, ci siamo sorpresi con la nuovissima Sex education. Due comedy hanno lasciato particolarmente il segno: Grace and Frankie e The Kominsky Method.

Grace and Frankie è giunta ormai alla sua quinta stagione, uscita sulla piattaforma online il 18 gennaio. La serie promette fin dall’episodio pilota tante risate, a volte amare a volte no. Racconta la storia di una grande amicizia tra due arzille signore Grace e Frankie, interpretate rispettivamente dalle straordinarie e smaglianti Jane Fonda e Lily Tomlin. Le due hanno caratteri diametralmente opposti: la prima è una donna di alta classe, snob, attenta all’apparenza e alla moda, fondatrice di una azienda di cosmesi, la seconda un’hippie in pensione, vegana, amante della natura, ama dipingere sotto l’influsso di erba e droghe varie, fare rituali in riva al mare e meditare. Le due decidono di abitare insieme quando i rispettivi mariti rivelano loro di essere gay, di tradirle da vent’anni e di voler passare insieme il resto delle loro vite, senza più nascondersi. Alle due cade naturalmente il mondo addosso, ma insieme riescono a rinascere, a diventare indipendenti e finalmente a godersi le loro vite in libertà, riscoprendo nei settant’anni una nuova giovinezza.

The Kominsky Method ha invece debuttato su Netflix il 16 novembre dello scorso anno ed è partito con il piede giusto conquistando il Golden Globe per la migliore serie comica o musicale e quello per il miglior attore a Michael Douglas, affascinante protagonista della serie. La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione. Sandy Kominsky (Michael Douglas, appunto) è un attore che non ce l’ha mai fatta ad Hollywood ma che ricopre egregiamente il ruolo di insegnante di recitazione nella sua scuola. Col fascino del bello e dannato fa stragi di cuori tra le sue alunne e non, ma ha difficoltà ad affrontare relazioni di lunga durata. La storia comincia quando la moglie del suo agente, Norman Newlander, muore di cancro, affidando il marito alle cure e all’amicizia di Sandy. Norman, interpretato da Alan Arkin, è un uomo integerrimo, pacato, follemente innamorato della moglie come il giorno in cui l’ha sposata. La morte di lei è un colpo durissimo, tanto da fargli pensare anche al suicidio. Ma assieme all’amico Sandy e ai mille problemi dell’uno e dell’altro, riesce almeno un po’ a rasserenarsi.

Entrambe le serie sono state fin da subito amate dal pubblico, soprattutto dai giovanissimi. Gli ingredienti vincenti sono bene o male gli stessi. Prima di tutto, le colonne portanti degli show: due coppie protagoniste assolutamente esplosive. Entrambe le serie vantano attori di grosso calibro, di grande popolarità e di ancor più grande talento. Attori che calcano la scena dagli anni ’60 e ’70 e che ormai hanno lasciato il segno in ben tre generazioni. In più, la chimica che si crea in entrambe le coppie, rende le serie sempre frizzanti e soprattutto incredibilmente reali. Il gioco tra gli opposti poi, regala scene di grande comicità.

Entrambe le serie nascono da grandi menti: Marta Kaufmann, ideatrice di Friends, si è occupata di Grace and Frankie, mentre The Kominsky Method è opera del celebre ideatore e sceneggiatore di The Big Bang Theory, Chuck Lorre. Grazie a loro le due comedy non sono mai banali, mai scontate, ma sempre irriverenti, brillanti, pronte a cogliere ogni sfumatura della vecchiaia, concetto che ai giorni nostri continua a modificarsi e rinnovarsi.

Grace and Frankie in particolare, gioca sapientemente sui cliffhanger, che costringono lo spettatore a un avido binge-watching. Nonostante le mille peripezie delle protagoniste, la sceneggiatura rimane sempre solida e organica, e se nelle prime due stagioni abbiamo visto le due signore al centro dell’attenzione, pian pianino vediamo lo zoom aprirsi ad inglobare anche il resto della famiglia: vediamo gli ex-mariti affrontare i problemi del coming-out e le difficoltà della convivenza, vediamo i figli alle prese con i loro altrettanti problemi e soprattutto alle prese con dei genitori che non sanno più come trattare: non è forse arrivato il loro turno di essere quelli responsabili?

The Kominsky Method è invece nettamente più amaro della prima. Lo scontro con il tema della vecchiaia avviene nel modo più doloroso: con la morte. Mentre per Grace e Frankie si tratta di ricominciare una nuova vita in un’età avanzata, qui siamo alle prese con il problema esistenziale della morte e della malattia. Si avverte continuamente una malinconia per i bei tempi andati e una paura insormontabile per un’avvenire infausto che si fa sempre più vicino. Nonostante questo però, lo spirito non manca mai: Sandy e Norman si arricchiscono grazie alle loro paure, e la franchezza di entrambi, rende ogni dialogo tanto pungente quanto esilarante.

Il grande successo di queste serie è dato essenzialmente dal fatto che entrambe riescono a raccontare la vecchiaia in modo estremamente giovanile. Non solo perché i nostri quattro protagonisti fanno di tutto per rimanere al passo coi tempi: imparano a sfruttare i segreti dell’informatica, hanno un profilo Facebook e inseguono le mode del momento. Grace, Frankie, Sandy e Norman ci insegnano, tra una risata e una lacrima, che i settanta sono realmente i nuovi trenta. Non è mai troppo tardi per imparare ad amarsi, non è mai troppo tardi per interrogarsi sulla propria sessualità, né per innamorarsi, né per scoprire nuove passioni. Ci insegnano che la vita non finisce mai di sorprendere e che non bisogna mai abbassare la guardia; ci insegnano che il numero di candeline sulla torta è solo un numero, non una maledizione. Ci insegnano che ognuno di noi ha il suo tempo e che prenderci delle pause è concesso. Ci insegnano che le difficoltà ci sono, che la morte attende tutti e che la malattia è inevitabile. Ci insegnano che la bellezza non sfiorisce, ma matura. Un futuro migliore è sempre a portata di mano. E a noi giovani tutta questa schiettezza fa bene.

Sono nata a Chioggia, negli anfratti della Laguna Veneta. Studio Filosofia all'Università di Padova. Attualmente vivo in Germania per il mio anno in Erasmus all'Università di Tubinga. Amo viaggiare, amo l'arte e la letteratura, il buon cibo, i cani e soprattutto amo il cinema e il teatro. Qui su Cogito cerco di raccontarvi il meglio di queste due arti meravigliose.