“Io i ciccioni non li assumo”

0

Analisi di un brutto cul-de-sac: i diritti dell’obeso e del datore di lavoro

Non sono rari gli articoli di giornale che raccontano casi di discriminazione nel caso di assunzione di persone di colore o di varie etnie, ma ne esiste un ben più silente di cui raramente se ne parla: la discriminazione degli obesi.
A pochi è capitato di conoscere persone che soffrono di gravi forme di obesità assunte nel privato, in quanto scommettere su uno di loro può rivelarsi un grosso rischio per qualsiasi azienda.

Il problema alla base

L’obesità può portare diversi problemi di salute, sia fisica che mentale, come diabete e depressione. Si tratta della prima causa di morte prevedibile al mondo, per tale ragione evitabile. Ma guardiamo nel dettaglio una delle tante patologie. L’artrosi, ad esempio, è un disturbo delle articolazioni che può portare ad una parziale invalidità, richiedente diversi controlli e terapie. Un imprenditore che assume un “ciccione” deve prendere in considerazione la possibilità che se il suo dipendente si ammala avrà pieno diritto ad essere assente da lavoro ed essere comunque salariato. Per un datore di lavoro significa correre un rischio maggiore rispetto all’assunzione di una persona normopeso o, al massimo, leggermente obesa.

Le non-soluzioni

Le soluzioni, in questo caso, sono parte del problema. Non si può di certo impedire al dipendente obeso di curarsi, e nemmeno lasciarlo senza entrate economiche per il tempo necessario. Le tutele si dimostrano la ragione per cui esiste una vera e propria discriminazione. Pensiamo, ad esempio, al diritto alla maternità. I legislatori italiani hanno capito che garantire unicamente diritti alla maternità porta unicamente il datore di lavoro a preferire l’assunzione di uomini, per questo ci si è diretti verso i diritti a tutela della paternità.

Un cul-de-sac bello e buono

Cosa si può chiedere al legislatore? Ben poco. Immaginiamo un congedo di un mese retribuito dallo stato per il dipendente obeso. Il datore di lavoro, a questo punto, dovrà trovare qualcuno che lo rimpiazzi per il tempo necessario, e qui si presenta l’ostacolo: ogni azienda è un mondo a parte, ed è necessario almeno un mese per formare a dovere qualcuno per svolgere un impiego. Anche nel caso in cui lo Stato si preoccupi di coprire tutte le spese per il dipendente, esiste un costo gestionale che l’imprenditore comunque è costretto a pagare.

Risultati immagini per obesità malattia metabolica dati

Per il datore di lavoro potrebbe essere utile indirizzare i propri lavoratori verso delle strutture convenzionate che offrono dei menù adeguati e che portino una persona ad una maggiore responsabilizzazione in tema alimentare. Inoltre, si potrebbe pensare di incentivare l’attività motoria sia per quanto riguarda l’arrivo sul posto di lavoro, sia sul posto di lavoro stesso, pratiche già sperimentate dalle aziende all’avanguardia nel welfare aziendale. Questo aiuterebbe la mobilità dei dipendenti nel passare da un’occupazione a un’altra, permettendo a chi un lavoro ce l’ha di non esserne vincolato a causa di una mancanza di elasticità dovuto al peso eccessivo. Ciò non toglie, però, che questa soluzione non andrebbe comunque a favorire chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro, per tanto il problema rimarrebbe.

Combattere l’obesità è l’unico modo efficace per ridurre le discriminazioni verso gli oversized, impedendo quindi che una vasta fetta della popolazione si ritrovi a rischio povertà o, ancora peggio, costretti ad aprirsi una partita IVA.

Articolo di Mattia Conselvan e Livio Attanasio

Chioggiotto, studente, alle volte lavoratore.