«La possibilità di realizzare libri ibridi, basati sull’assemblaggio di contenuti multimediali e strutture interattive ipertestuali, offrirà un campo nuovo alla ricerca e alla sperimentazione anche letteraria. […] i nuovi media andranno ad affiancarsi e integrarsi con quelli esistenti, non a sostituirli».
Così recita un brano degli appunti di un esame che sto preparando, e subito, come Alice, inizio a fantasticare, perché concentrarmi in quelle parole, mi diventa impossibile ora che un nuovo mondo mi si presenta davanti. Il libro del futuro: come dovrebbe essere? Cosa manca ai nostri libri su carta? Cosa vorremmo davvero da un libro? E dunque, qual è lo scopo di un libro? Così nella mia mente, tra studio e fantasia, si crea l’immagine di un nuovo libro.
Il libro del futuro dovrebbe avere le pagine come quelle del libro di oggi. Amo in particolare quelle di color giallognolo, quelle ruvide, che quando le tocchi sembrano granelli di sabbia. Nel futuro, però, le pagine dovranno essere come le nuvole, tanto leggere che quando le tocchi le dita ci si perdono dentro, e i contorni del libro si dissolvono nello spazio.
Nel libro del futuro, chi legge dovrebbe avere la possibilità di scegliere la propria storia, una storia diversa per ogni individuo a seconda della sua personalità. Sarebbe come i test che si fanno da ragazzini: “se hai risposto A allora vai alla domanda 4”, solo che non dovremmo nemmeno fare la fatica di spostare il nostro sguardo, basterà un click, e puff… un nuovo mondo si presenterà nella pagina fluttuante. Diventeremo davvero i protagonisti delle nostre storie.

Nel libro del futuro sicuramente dovrebbe esserci un proiettore, una micro-tecnologia proiettante. Così quei mondi fantastici, quei paesaggi incantati, che vorremmo fossero veri, si proietterebbero all’improvviso nella nostre stanze, e noi potremmo camminarci dentro. Sarebbe come i libri e le mappe de L’isola del tesoro, immersi in luci e ologrammi mobili. Quanti mondi allora ci sarebbero, e finalmente si potrebbe viaggiare, come Aladin, sulla groppa di un libro. Nel libro del futuro, però, non si dovrebbe trasformare tutto all’improvviso in un videogioco, se no che senso avrebbe chiamarlo libro? Le parole nel libro del futuro sono magiche, come quelle del libro di oggi. Le parole hanno l’immenso potere di creare un’armonia, come quella delle sirene di Ulisse, che confonde e ti fa innamorare, hanno il potere di dare la libertà anche allo schiavo, perché ci permettono ancora di sognare senza confini. Questo perché un libro deve essere il giusto bilanciamento tra regole e anarchia: quante volte guardando il film di un libro letto, abbiamo provato ribrezzo a vedere che quanto ci eravamo immaginati, non assomiglia per nulla a quanto appare nello schermo? Il libro del futuro vuole che le parole conservino la loro immortale bellezza, lasciando vita alla fantasia.
Il libro del futuro avrà musica e rumori, perché musica e parole insieme portano alla commozione anche il cuore più duro. Quante colonne sonore sono rimbalzate nella vostra mente durante la lettura, e magari per concedervi il lusso di un’emozione più intensa, avete dovuto appoggiare il vostro libro, cercare le cuffiette, che puntualmente troverete aggrovigliate, e digitare il nome di una canzone che il correttore automatico modificherà? (Sempre che ricordiate il titolo della canzone). Il libro del futuro risparmierà questa fatica, e regalerà la giusta atmosfera per ogni pagina, così che nulla possa interrompere la vostra esperienza. Il libro del futuro sarebbe il vostro teatro personale, con scenografia e orchestra, dove si è attori e spettatori, dove i confini si mischiano all’infinito, e la magia è realtà.
Qual è lo scopo di un libro? Far esperienza di ciò che è lontano, fisicamente, culturalmente, mentalmente… ma se il libro del futuro fosse talmente realistico che ci portasse alla pigrizia di non vivere la vita reale? Pezzo per pezzo questa paura sgretola questa immagine fantastica. Un libro che distrugge la vita, sarebbe ciò che c’è di più lontano da un libro. Non è di certo ciò che vorremmo, io che dei libri vorrei farne la mia vita, non sarei disposta a tale suicidio sociale. Così il libro del futuro dovrà essere genialmente imperfetto, in modo che saremmo sempre spronati a cercare di più nella vita.