Maturità si, Maturità no.
La riforma la facciamo, la riforma non la facciamo.
Entra in vigore nell’a.s. 2018-2019, entra in vigore nell’a.s. 2019-2020.
E bene si miei cari maturandi, alla fine il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti una decisione l’ha presa: la riforma della maturità si fa e ci sono tante cose che cambiano!
Con il decreto n. 769 del 26 novembre 2018, entra ufficialmente in vigore la nuova modalità d’esame prevista dalla riforma del 13 aprile 2017. L’atto adotta i “Quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle prove scritte” e le “Griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi”, anche se l’accordo raggiunto all’interno del MIUR ha modificato parzialmente quella che era l’iniziale proposta. Scopriamo insieme quali sono le novità.
Essere ammessi all’esame
Un cambiamento importante si riscontra nella griglia di criteri a cui i consigli di classe devono attenersi per valutare se gli alunni sono idonei o meno all’ammissione:
- È sufficiente avere la media del 6 per essere ammessi, chiaramente si raccomanda di raggiungere la sufficienza in tutte le materie ma in caso contrario il consiglio di classe può decidere se accettare alunni con una insufficienza;
- Il voto di condotta contribuisce alla media, se inferiore a 6 si va incontro alla bocciatura;
- Bisogna aver frequentato circa i 2/3 delle ore previste dal calendario scolastico;
- L’alternanza scuola-lavoro non è un elemento determinante per l’ammissione.
Organizzazione della Prova
La riforma ha snellito la struttura generale dell’esame, sono infatti previste solo due prove scritte ed un colloquio orale, il così odiato “quizzone” è stato abolito.
Tuttavia, resta probabile che i (poveri) alunni dovranno sostenere durante l’ultimo anno un “Test Invalsi” al computer, composto da un questionario di italiano, una prova di matematica ed un test di inglese. Il risultato della prova non avrà influenza sul voto finale della maturità e non è obbligatorio sostenerla per essere ammessi alla maturità, ma il punteggio ottenuto sarà riportato nella documentazione allegata al diploma finale.
Il giudizio finale resta in centesimi ma si è deciso di dare più peso all’andamento scolastico riportato durante gli ultimi tre anni, perciò è aumentato il numero di crediti scolastici accumulabili, passando da 25 a 40. Anche il punteggio delle due prove scritte rimaste cambia, andando da un massimo di 15 ad uno di 20, mentre l’orale si riduce di 10 punti, passando da 30 a 20.
Il voto minimo da raggiungere per potersi diplomare resta 60/100 ed una volta superato l’esame i candidati riceveranno, oltre al diploma, un allegato contenente un Curriculum Vitae dello Studente:
- La durata del corso di studi sostenuti;
- Le discipline affrontate, i livelli di apprendimento conseguite nella prova invalsi;
- La competenza dell’inglese;
- Le attività di alternanza scuola-lavoro svolte.

La Prima Prova
Uno tra i cambiamenti più sostanziali introdotti dalla riforma riguarda proprio la Prima Prova. Precedentemente era strutturata in 4 tipologie di tema:
- Tipologia A: analisi del testo;
- Tipologia B: saggio breve;
- Tipologia C: tema storico;
- Tipologia D: tema di attualità.
Il MIUR, dopo molta incertezza ed accese discussioni, ha deciso di abolire la tipologia del saggio breve e presentarne solo tre, per un totale di sette tracce:
- Tipologia A, analisi del testo: ci saranno due tracce, per due autori diversi. Si crede che la scelta verterà su scrittori e poeti dall’Unità di Italia ad oggi, quindi molto contemporanei;
- Tipologia B, analisi e produzione di un testo argomentativo: i maturandi hanno a disposizione tre tracce e potranno scegliere tra un singolo testo o un estratto da interpretare e da commentare aggiungendo le proprie riflessioni;
- Tipologia C, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità: anche in questo caso sono previste due tracce e si è scelto di mantenere la struttura classica.
Seconda Prova
Nel caso della Seconda Prova, che cambia a seconda dell’indirizzo caratterizzante dell’istituto, è discrezione del ministero valutare su quale traccia far vertere la prova e non è detto che sia solo una.
Perciò miei cari maturandi, se frequentate il liceo classico essa può essere o sul greco o sul latino oppure sulle due materie in contemporanea, idem per lo scientifico, il linguistico e tutti gli altri istituti.
Il MIUR informa anche che in vista dell’esame le commissioni riceveranno delle griglie nazionali di valutazione eque ed omogenee.
La Prova Orale
È stata abolita la “tesina”, il ministero ha ritenuto più opportuno proporre un esame orale basato sull’idea di colloquio tra il candidato ed i professori, i temi trattati potrebbero essere l’alternanza scuola-lavoro, le attività extra-curricolari svolte nel periodo scolastico, l’educazione civica ecc.
Ma voi che siete i diretti interessati, cosa ne pensate?
Un po’ vi immagino, miei cari, che dall’anno scorso state lì a dirvi: “ma proprio quando ci sono io dovevano farla la riforma?” ed un po’ vi capisco, perché me lo chiedevo anche io in terza media, prima di iscrivermi al liceo, quando il governo di allora maneggiava sulla riforma della scuola superiore[1].
In realtà chiedendo pareri ed opinioni in giro, ho avuto modo di notare una particolare incertezza e tanti dubbi in merito alla proposta finale del MIUR, alcuni di essi molto condivisibili.
Per esempio, è effettivamente vero che la riforma attuale snellisce e semplifica la struttura del “vecchio esame” di maturità?
Ecco personalmente non saprei, sicuramente si sono semplificati i criteri che concedono l’accesso alla maturità, ma allo stesso tempo si è dato un eccessivo margine di arbitrarietà e discrezionalità ai vari collegi.
Inoltre, le polemiche, l’indecisione ed i continui cambi di idea che i vertici del MIUR hanno mostrato in questo periodo non hanno fatto altro che aumentare i dubbi già presenti tra gli studenti: era proprio necessario fare entrare in vigore la riforma a giugno 2019? Non sarebbe stato meglio aspettare?
D’altronde non credo ci fosse così tanta fretta, forse annunciare la riforma a novembre ma farla entrare in vigore a giugno 2020 non sarebbe stata una soluzione così fuori luogo, considerando che essa ha apportato modifiche non trascurabili a praticamente tutte le parti che compongono la prova nel suo insieme e i maturandi hanno solo un semestre per poter masticare la novità e prepararsi in modo ottimale, invece che un anno.
Un altro punto che suscita il mio interesse ed anche quello dei maturandi con cui mi sono confrontata riguarda il “Curriculum Vitae dello Studenti”, documento che se da una parte può rivelarsi molto utile per coloro che cercheranno lavoro subito dopo il diploma o per chi si iscriverà all’università, dall’altro può diventare un’arma a doppio taglio per gli studenti che decideranno di intraprendere un percorso di studi diverso rispetto a quello affrontato.
Tuttavia, questi sono solo commenti ed ipotesi che hanno lo scopo di far riflettere e discutere, saranno i “maturati” a raccontarci le loro esperienze e darci le loro opinioni, a luglio.
Fino ad allora, un caldissimo in bocca al lupo!

[1] Il riferimento è alla famosa “Riforma Gelmini”, che più che essere un atto unico comprende una serie di atti normativi entrati in vigore dal 2008 al 2010, durante il governo Berlusconi IV.