Leggete con attenzione questo articolo perché The Favourite è uno di quei film di cui sentiremo a lungo parlare questo autunno e (si spera!) fino all’Awards season. Ha iniziato a raccogliere successi già alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove è stato presentato in anteprima mondiale il 30 agosto. Tra le più belle e complete pellicole in concorso, The Favourite si aggiudica il Gran Premio della Giuria (che viene considerato come un secondo gradino del podio) e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Olivia Coleman, stella indiscussa di questo lavoro. Nelle sale italiane La Favorita sarà disponibile dal 24 gennaio 2019, mentre nelle sale statunitensi sarà distribuito dal 23 novembre 2018.
La trama di per sé è molto semplice, ma basta dare un’occhiata al trailer per vedere quanto accattivante risulti in realtà. La vicenda si ispira alla figura della Regina Anna di Inghilterra: ci troviamo quindi nei primi anni del Settecento, in un’Inghilterra frustrata dalla lunga guerra contro la Francia. La Regina Anna, interpretata da Olivia Coleman, è una donna instabile, a tratti bipolare, insicura e fragile: non riesce a capire se qualcuno la ami veramente o solo in quanto sovrana. Afflitta da una tremenda gotta e da un umore estremamente mutevole, Anna non si rende conto dello stato in cui versa la sua nazione, non capisce la gravità della guerra che sta affrontando, anzi, nemmeno sa di essere ancora in guerra, né riesce a capire lo stato rivoltoso dei suoi sudditi.
Per questo ad aiutarla c’è la sua fidata consigliera, amica intima e amante, Lady Sarah Churchill, interpretata da una Rachel Weisz in splendida forma: lei è la testa della Regina, è lei che si occupa di diplomazia, del governo e delle trattative politiche, è lei ad orchestrare tutta la vita di corte. L’armonia della loro relazione vacilla quando arriva a palazzo la cugina della Lady, Abigail Masham, membro di una famiglia nobile caduta in disgrazia. Ad interpretarla è Emma Stone che si mette totalmente in gioco nel ruolo più spassoso e irriverente della sua carriera. Abigail, prima al fianco di Sarah e poi a quello della Regina, cerca di riconquistare il suo valore sociale perduto e per farlo è pronta a qualsiasi cosa. Inizia così una feroce battaglia tra le due donne per chi dovrà essere la favorita della Regina. Manovre politiche, confidenze, favori sessuali: una battaglia ad armi pari tra due donne furbissime, seducenti e veramente, veramente perfide.

The Favourite è un film con tre personaggi femminili indimenticabili ed estremamente complessi, tre donne tanto diverse ma che riescono a creare tra di loro una chimica che tiene incollati allo schermo per tutte le due ore del film. Nessuna è più importante dell’altra, sono tre protagoniste di ugual valore. Weisz, Stone e Coleman ci regalano delle interpretazioni mozzafiato: quest’ultima in particolare, nei panni della fragile Regina emoziona con dei primi piani spettacolari, in cui si vedono i fantasmi del suo passato che la tormentano e l’insicurezza vacillare insieme alle lacrime tremolanti sempre ricacciate indietro. Lanthimos vuole presentarci delle donne a tutto tondo: determinate e risolute, manipolatrici e scaltre, femminili e seducenti, coraggiose e vendicative. Una tragi-commedia tutta al femminile, dove anche gli uomini, a causa dei parrucconi e del pesante e grottesco trucco, sono rese delle donnicciole, in balia delle donne di corte. Le donne pensano alla guerra e gli uomini pensano alle gare di corsa con le loro anatre.
Il film ruota interamente attorno ai giochi di potere: quello che le due pretendenti esercitano sulla regina e sugli uomini del palazzo, quello che la Regina non riesce a tener saldo, la lotta continua tra le due lady, con lo scettro che passa di mano in mano. Il focus è tutto su queste relazioni: relazioni di comodo o d’amore che siano, relazioni morbose e viziate. Il triangolo amoroso che si viene a creare tra le tre donne è studiato solo dal punto di vista del potere e del gioco di ruolo: Lanthimos fa sì che l’omosessualità non sia vista e affrontata come un problema, sembra risaputo a corte ma nessuno se ne preoccupa, nessuno se ne fa un cruccio, tanto meno lo spettatore che assiste a questi perversi giochetti manipolatori.
«My instinct – ha rivelato il regista a IndieWire – from the beginning was that I didn’t want this to become an issue in the film, for us, like we’re trying to make a point out of it […] I didn’t even want the characters in the film to be making an issue of it. I just wanted to deal with these three women as human beings. It didn’t matter that there were relationships of the same gender. I stopped thinking about that very early on in the process». Il tentativo di Lanthimos è quello di mostrare le donne in tutta la loro umanità, come esseri umani non solo belli e bravi, ma anche nelle loro sfumature più oscure.
Anche la guerra appare un lontano miraggio nello svolgersi della pellicola: non ci sono scene di battaglie, tutto quello che sappiamo è quello che le donne di corte raccontano o leggono nelle lettere dei mariti. Come la Regina, il pubblico si dimentica della guerra in corso, tanto manipolativi risultano questi rapporti.

The Favourite eccelle ovviamente sotto tanti altri punti di vista: prima tra tutti l’impeccabile sceneggiatura di Deborah Davis e Tony McNamara, per la prima volta al fianco del regista greco che per questa pellicola anglofona rinuncia al suo fedele sceneggiatore Efthymis Filippou, al suo fianco da Kynodontas. Una sceneggiatura sempre vivace e accesa, che tra risate amare e repentini cambi di direzione, porta ad un finale triste quanto inevitabile.
La pellicola è resa ancora più incalzante dal grande lavoro di montaggio Yorgos Mavropsaridis, da sempre al fianco di Lanthimos, che rispetto al precedente The Killing of a sacred Deer, si innova e rinvigorisce, donando un ritmo galoppante dove di solito ha optato per una lentezza (a volte) estenuante. La sorpresa sta nell’uso della dissolvenza, ardito e simbolico, che ci accompagna per tutto il film esplodendo in un finale davvero memorabile.

Lo scarto con i precedenti film è notevole: The Favourite si allontana dalla cifra surrealistica che ha sempre contraddistinto Lanthimos, nel suo cinema greco e oltreoceano, e fa dell’ironia il suo punto di forza. Le tecniche e le inquadrature del regista sono ardite e coraggiose, regalandoci degli estremi grandangolari che, come sottolinea Anonimacinefili, ricordano «gli specchi convessi nei dipinti cinquecenteschi dei Fiamminghi o del Parmigianino», e riprese dal basso molto suggestive. La fotografia di Robbie Ryan sfrutta al meglio la luce naturale proveniente dagli ampi finestroni della Hatfield House, la residenza dell’Hertfordshire dove è ambientata gran parte del film.
The Favourite si preannuncia un gran successo: la critica lo ha già acclamato a Venezia e al Telluride Film Festival; a breve parteciperà anche al New York Film Festival e sarà la pellicola di apertura del BFI London Film Festival il prossimo ottobre. Non si può che rimanere colpiti dalla visione di questo film, innovativo per il suo modo di raccontare le donne e il potere, nelle tecniche e nello stile. Un film irriverente, pungente, con tre grandi attrici che lasciano a bocca aperta e un virtuosismo registico che mai sfocia in arroganza, ma ci regala un piccolo diamante all’interno dei classici film in costume.