La tematica del viaggio è molto interessante poiché può essere interpretata sia come “semplice” cambiamento di luogo sia come metafora della vita. Entrambe le sfaccettature sono collegate e unite da un solido e profondo insegnamento. Scopriamolo insieme.
È pensiero comune che viaggiare rappresenti un modo per “staccare la spina” e concedersi un po’ di relax per il corpo e lo spirito. Secondo alcuni, viaggiare risulta benefico per una miriade di motivi: stimola la curiosità, permette di conoscere nuove realtà, imparare altre lingue, regala emozioni, allarga i propri orizzonti e arricchisce personalmente creando il cosiddetto “bagaglio culturale”.
Altri, invece, considerano il viaggio come una fuga, un momento di tregua dai problemi e dalla quotidianità. Eppure perché spesso non riusciamo a trovare la pace tanto agognata anche se siamo distanti dalla routine e dalle relative tensioni? Durante il corso della propria esistenza, infatti, è naturale dover affrontare delle difficoltà e degli ostacoli. Questo non è sempre facile e tante volte si ha bisogno di un aiuto per riuscire a superare certe fasi del proprio percorso, del proprio viaggio.
Secondo Seneca non si deve viaggiare per scappare dai problemi e da se stessi. Il viaggio non dev’essere visto come un nascondiglio o una pausa temporanea dai problemi. Questo concetto viene espresso in maniera efficace nelle Lettere morali a Lucilio, una raccolta di 124 lettere che il filosofo latino scrive al termine della sua vita. Nella corrispondenza egli affronta temi come il tempo, la morte, la paura, la libertà individuale ed il dolore traendo spunto da fatti quotidiani e occasionali. Il filosofo cerca di indirizzare l’amico verso una crescita morale che deve partire dalla conoscenza di sé come premessa necessaria alla conoscenza della natura.
Lucilio scrive a Seneca e si stupisce del fatto che i suoi viaggi non gli siano serviti per eliminare la tristezza che lo tormenta. Nella ventottesima epistola, il filosofo lo esorta, rispondendogli: «Animum debes mutare non caelum», ossia «L’animo devi mutare, non il cielo». E poi citando Socrate: «Perché ti stupisci se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano».
Ti meravigli che fuggire non ti giova? Quello da cui fuggi resta al tuo fianco. Allora correggi te stesso, togliti di dosso i pesi e mantieni i bisogni da eliminare entro limiti vantaggiosi per lo spirito: togli via da esso tutta la malvagità. Se vuoi avere viaggi piacevoli, guarisci dai suoi mali chi ti accompagna.
Secondo Seneca quindi i nostri difetti ci seguono, dovunque andiamo. Le cose che ci rendono tristi sono radicate nel nostro animo e dobbiamo prima curare noi stessi ed i nostri mali altrimenti non gioverà a nulla cambiare posto e vedere persone nuove. Anzi, più ci isoliamo in posti nuovi e più ci accompagneranno.
Ognuno di noi si merita di fare un viaggio in maniera spensierata ma per questo occorre analizzare il cammino che abbiamo già compiuto e che percorriamo ogni giorno. Dobbiamo medicare ciò che ci ha ferito e ciò che continua a tormentarci l’anima. Chi sta bene con se stesso si troverà a suo agio con gli altri e sarà pronto a condividere il proprio percorso per esplorare nuove realtà.
Nel tempio di Apollo a Delfi è iscritta la celeberrima massima greco antica: «Conosci te stesso». Una frase importante che non dovrebbe mai essere dimenticata a casa. Solo chi conosce se stesso è in grado di ascoltarsi, perdonarsi, andare avanti e analizzare il suo percorso interiore per riuscire a godere della vita e del viaggio che si desidera intraprendere.
Questi riportati sono solo due dei preziosissimi esempi di cui disponiamo, che ci testimoniano la paradossale avanguardia degli antichi. Ma quando si ha la certezza assoluta di conoscersi fino in fondo da poter partire per un viaggio spensierato e privo di preoccupazioni? E ancora, quanto ci si impiega a conoscere se stessi?
Queste domande possono avere soltanto risposte soggettive. Io credo che arriveremo a conoscerci davvero nel momento in cui capiremo che i viaggi compiuti hanno costituito parte integrante del viaggio che tutti compiamo: il viaggio della vita. Quest’ultimo, da considerare il più memorabile di tutti gli altri, poiché è l’unico che ci dona un regalo inestimabile: la possibilità di conoscere se stessi.
Contributo originale di Andreea Nicolae.