Siamo le storie che creiamo

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Una vita meravigliosamente degna di essere vissuta

La nostra vita è una storia.

Ci avete mai pensato?

Ci raccontiamo una storia dopo ogni avvenimento. Dopo quel primo appuntamento con quella ragazza o con quel ragazzo, dopo quell’ultima birra bevuta in compagnia di una persona cara pronta a partire per un lungo viaggio, dopo quell’ultimo bacio con una persona amata che non vedremo più.

Ci raccontiamo sempre delle storie, e non solo, creiamo anche storie sulle storie (in fondo non mi fa specie il successo di instagram). Siamo bravi a creare storie, ad esempio, quella volta in cui abbiamo risposto male al nostro capo sbattendo i pugni sul tavolo dalla rabbia di fronte a tutti i nostri colleghi, dopo che ci aveva insultato pubblicamente classificandoci come indolenti. Potremmo esserci detti: «Sono una persona aggressiva e probabilmente anche il boss ha ragione: sono un pigrone!»

Ma è l’unico modo di leggere quello che ci è successo? Aspettate un attimo.

«In fondo il capo mi aveva dato del pigro, sfaticato e perditempo dopo che io avevo lavorato sodo per tre mesi, entrando prestissimo la mattina e uscendo tardi dall’ufficio la sera, conquistando cinque clienti nuovi e rimediando ai gap finanziari dei mesi precedenti. Forse quei cinque minuti di ritardo sul posto di lavoro, quel maledetto lunedì mattina, non erano proporzionati all’accusa del mio capo. Forse, prima di giudicarmi come una persona aggressiva, devo anche pensare che le circostanze hanno una grossa importanza nel determinare le mie azioni, e io non sono né una persona aggressiva né un pigrone. In fondo le evidenze empiriche lo dimostrano. Adesso che ci penso sono sempre stato gentile con il prossimo, cercando di assumere il ruolo di mediatore in qualsiasi situazione bollente, e ho sempre lavorato sodo. Forse è meglio cambiare storia: sono una persona integra e di valore, ma sono anche umano e ogni tanto posso arrabbiarmi pure io!»

Probabilmente questa storia è più realisticamente creativa della precedente, voi cosa dite?

Bene, ora riflettiamo su un’altra cosa: che potere hanno le nostre storie sulle azioni che compiremo e più in generale sul nostro futuro?

Hanno un potere enorme, infatti, che ci piaccia o meno, siamo noi che creativamente diamo vita al nostro futuro.

Magari alle scuole superiori non eri un vero e proprio studente modello e allora cosa fai? Inizi a creare la tua storia! Ti dici che non ti meriti di andare all’università, che i tuoi genitori hanno fatto tanto per farti studiare e, con tutto quello che loro hanno fatto per te, sei a malapena riuscito a salvarti con il sei tirato ogni anno. Ti dici che forse non vali nulla e l’unica cosa da fare è sparire nell’abisso più profondo perché non sei abbastanza per le aspettative che il mondo ti richiede di soddisfare.

Avete capito?

Avete capito che cosa si può estrapolare da una premessa basata su un giudizio rivolto al passato che, dal primo momento in cui è stato formulato, ha iniziato a corroderci dall’interno e che ora, per un’abitudine di pensiero malsana, potrebbe condizionare tutto il nostro futuro?

Sapete cosa vi dico?

Basta! Creiamo nuove storie per abituare la nostra mente a pensare in modo diverso e per poi agire sul piano della realtà in modo diverso.

Non mi basta! Non dobbiamo abituarci ad usare la creatività per sopravvivere, noi vogliamo vivere. Vogliamo creare le nostre storie, per poi creare il nostro mondo.

E cosa succede quando un mondo creativamente magnifico incontra un altro mondo dello stesso calibro? Qui mi fermo, non voglio condizionare le vostre storie, ma pensateci.

Spero di essere riuscito a trasmettere l’importanza del pensiero costruttivo creativo, ma ora voglio parlare del poi, del dopo il pensiero creativo. Sì, insomma, molto bello pensare creativamente, ma poi io voglio i fatti. Penso, penso, penso e poi?

Poi si passa all’azione, infatti limitarci a pensare creativamente non è abbastanza, non vogliamo mica chiuderci in una teca insonorizzata a dialogare con la nostra mente per tutta la vita.

L’azione conferma il nostro pensiero, gli dà valore e non lo mummifica all’interno di un museo personale, infatti il pensiero si logora se non lo continuiamo a modellare. Insomma, se si restaurano le più belle opere artistiche che ci sono state tramandate nei secoli, perché non dobbiamo fare lo stesso con il nostro pensiero artistico!? E scusate, per restaurare un’opera d’arte non ci vuole forse l’azione di qualche specialista?

E così siamo noi.

Siamo un’opera d’arte che ha bisogno di soli quattro specialisti: noi che agiamo per noi stessi, noi che agiamo per gli altri, noi che agiamo con gli altri per gli altri e noi che agiamo con gli altri per noi stessi, per poi ritornare al pensiero e creare significati costruttivi sull’azione e per l’azione, mantenendo inalterato questo circolo creativo di vita meravigliosamente degna di essere vissuta.

 

Contributo originale di Leonardo Brazzoni.

Studio psicologia e amo leggere saggi e libri divulgativi psicologici e filosofici. La passione per la lettura è la cosa migliore che mi sia "capitata" nella vita. Credo che la forza di un libro non risieda solamente nella sua capacità di sorprendere il lettore e di incuriosirlo, ma anche nella sua capacità di cambiare completamente gli schemi mentali di una persona e di migliorarla. I libri sono l'unica dipendenza che consiglio a chiunque perché, al contrario di molte droghe che ti fanno agire automaticamente, la conoscenza implica riflessione e ponderazione. Più sai e più sei libero di essere realmente te stesso e non un automa che agisce in base a semplici input. Più sai e più sei umano. Più sai e più sei felice. Inoltre, ritengo che sia importante agire e condividere con gli altri le proprie idee perché, senza l'azione, il pensiero ha poco valore. Quindi, eccomi qua!