Inspira, espira. Inspira, espira. Mi asciugo le mani sudate sul vecchio vestito recuperato da qualche scatolone dimenticato in soffitta. Lentamente percorro il proscenio: un piede davanti all’altro, come i funamboli. Credo che la sensazione sia la stessa, una forte stretta allo stomaco e il cuore che batte talmente forte da sentirlo rimbombare nelle orecchie. Mi fermo al centro. Immobile. Tra palco e realtà. Un ultimo respiro. Si apre il sipario.
– Siamo su un palcoscenico, cara!
– Che cos’è un palcoscenico?
– Mah, vedi? Un luogo dove si giuoca a far sul serio.
Così in Sei personaggi in cerca d’autore Pirandello ci mostra la sua idea di teatro. Il teatro è un gioco di ruolo: un giorno sono la coraggiosa Alcesti, il giorno dopo Giulietta disperata e poi ancora Anna, il diario di una giovane donna che fu. Recitando, si vivono mille vite, si vedono mille posti diversi. Ci si innamora mille volte e mille sono i pericoli e gli inganni da cui scappare. Recitando togli la maschera che indossi ogni giorno, per vestirti di un’altra vita.
Siamo tutti un po’ attori, ammettiamolo: chi non ha dovuto fingere nella sua vita? Chi non ha dovuto recitare? L’intera vita non è altro che un teatro: il miglior luogo per rappresentare ogni maschera sociale. Il teatro è il luogo della finzione, ma tutto quello che avviene sopra al palco è vero e autentico.
Si apre il sipario e mi trovo a pronunciare fiumi di parole: la loro forza, la loro intensità mi travolge, mi sconvolge. Sto gridando. Tutti devono sentire quello che il mio personaggio ha da dire al mondo. E tu, sì dico a te: attento! Non farti rubare il futuro. Rifiuta l’anestetico, l’agio. Interroga chi ti lusinga o ti rammollisce. Non smettere: investilo di domande. Confondilo finché non avrà più risposte. Solo allora ti sarai ripreso la tua anima.
Cala il sipario, si spengono le luci e gli applausi. Cala il sipario e tutto quel mondo di parola e di gesti svanisce. Mi sento al tempo stessa soddisfatta e svuotata: gli applausi hanno scrosciato a lungo, ma che abbiano davvero capito quello che volevo dire? Che abbiano capito che il teatro è una cosa seria? Cala il sipario e l’attore torna alla vita.
Lo capite ora perché il teatro si trova ad affrontare un periodo di crisi, non solo economica? La crisi è quella della cultura, della coscienza critica, del pensiero divergente. Che fa paura. Mancano proposte e sovvenzioni per i teatri, per i giovani attori in formazione nelle piccole e grandi realtà italiane. e ce ne sono tanti, davvero.
Distratta da una vita frenetica la gente non trova più il tempo di riscoprire i vecchi miti, tragedie e valori perduti. Non c’è più tempo per emozionarsi. Ma soprattutto per interrogarsi. A questo mondo in crisi di teatro spetta un arduo compito: l’attore non dovrà più limitarsi a rappresentare il mondo. Lo deve trasformare.