Rivoluzionario, estemporaneo o, per dirla banalmente, “fuori di testa”. Quale termine definirebbe meglio l’autore di un siffatto divieto? Eppure l’utilizzo dello smartphone in classe è quasi consuetudine; per quali ragioni bisognerebbe bandirlo? È una recente ricerca britannica a costringerci a fare marcia indietro: lo smartphone deve rimanere a casa, bandito dalle aule «perché nelle scuole in cui il telefono è vietato i voti sono più alti».
«I ricercatori – come riporta un articolo di alcuni giorni fa apparso sul Corriere della Sera – hanno esaminato le performance di 91 scuole superiori di quattro città inglesi, confrontando i registri degli esami e le politiche sui cellulari tra il 2001 e il 2013. In generale i voti nelle classi in cui smartphone e gadget digitali erano banditi, i punteggi dei test miglioravano del 6,41% in media: un valore equivalente a «un aumento della probabilità di passare gli esami finali del 2%», scrivono gli autori. «È lo stesso effetto – spiega uno di loro, Richard Murphy – che si avrebbe con un’ora in più a settimana, o aggiungendo una settimana in più all’anno scolastico».
La ricerca effettuata va, ovviamente, presa con le dovute cautele in quanto non sostiene che i cellulari in classe siano dannosi e non nega che, se correttamente utilizzati, possano essere un efficace aiuto per lo studio. È bene ricordare, a tal proposito, che in Italia il Ministro dell’Istruzione con una direttiva (cfr. direttiva 15 marzo 2007) vieta l’uso del cellulare in classe, impegnando tutte le istituzioni scolastiche a regolamentarne l’uso a scuola, con esplicito divieto durante le lezioni. Tale divieto, durante le ore di lezione, risponde ad una generale norma di correttezza: l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa sia per i compagni e, oltre che una grave mancanza di rispetto verso l’insegnante, costituisce un’infrazione disciplinare. Nei regolamenti di istituto sono previste, infine, norme e regole relative al divieto di uso del cellulare, compresa quella del ritiro temporaneo del telefono in caso di uso scorretto o senza controllo in mano a minori.
I ragazzi, però, nonostante i divieti, sarebbero pronti a non perdere mai di vista il loro smartphone. Senza il cellulare non andrebbero da nessuna parte: perennemente connessi, perennemente dentro, in una fitta rete (o in uno sciame) di chiamate e messaggi, facebook e notifiche. Protetti, invulnerabili. A poco importa il luogo in cui ci si trova: a casa, a scuola, a fare jogging, in un pub, al cinema oppure in auto. Avere il cellulare significa trovarsi dentro, dentro il mondo, e ovunque ci si trovi (se si è connessi) si è sempre presenti. Perché, nel caso contrario (senza cellulare, quando è scarico o non c’è linea), si è fuori dal mondo. Ma è davvero così? Durante una lezione, e senza cellulari, si può mai essere fuori dal mondo? Sembrerebbe quasi un controsenso e la risposta, per qualcuno, è più ovvia che mai. Un’ora di lezione può farci sentire al posto giusto e al momento giusto. Anzi, può addirittura illuminarci su quale possa essere il nostro posto nel mondo.
Ma a trovare una mediazione tra uso e abuso dello smartphone ci pensa Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, il quale afferma che è importante scendere a patti con i ragazzi, stabilire i momenti in cui possono e i momenti in cui non possono utilizzare il telefono. Staccarsi dal web e attaccarsi alle lezioni, è questo, per noi, il compromesso migliore che vale quanto una settimana (recuperata!) di scuola.