Quanto sono social i social?

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Ecco una panoramica del mondo dei social. Quali sono i vantaggi? E gli svantaggi?

Anno 2019. In una società controversa, dove i valori sembrano scomparire, assoggettati dal dinamismo di un’evoluzione sempre più rapida e irrompente, i giganti del pianeta si contendono l’egemonia sul controllo delle menti umane.

E no, non sto parlando di un chissà quale racconto post-apocalittico, ma di strumenti con cui ogni giorno abbiamo a che fare.

Instagram, Facebook, Twitter, Snapchat e altri nomi fino a qualche anno fa sconosciuti a più, esercitano ormai un’influenza sempre maggiore sui nostri modi di pensare e agire.
Cresce in questi anni il numero di “influencer”, personaggi famosi o diventati tali, che riescono ad avere sul web un impatto tale da attirare a sé possibili consumatori, creando mode e influenzando gusti.
Quante volte vi è capitato di vedere youtubers, attori, musicisti sponsorizzare un prodotto tramite i loro canali? Ammettetelo, anche voi a volte siete stati tentati dal pensiero di acquistare per questo motivo.

Inoltre, soprattutto tra i giovani, queste “influenze” non sono poi così positive.
I meccanismi di HO MOLTI LIKES -> SONO MIGLIORE, già insediatisi nel pensiero comune tramite Facebook, grazie a Instagram e alla possibilità di condividere giornalmente momenti della propria vita, si sono trasformati in HO MOLTE VIEWS -> LA MIA VITA E’ MIGLIORE.
Come risultato di questo strano sistema, milioni di giovani ogni giorno condividono con il loro pubblico qualsiasi cosa possa interessare e coinvolgere possibili spettatori.

Siamo la generazione col telefono in mano che, pur avendo la possibilità di leggere, di comprendere la realtà, continua a non farlo. Piccoli analfabeti dell’informazione, ci fidiamo di tutto ciò che leggiamo o vediamo sul web. Un mondo al plurale, tante visioni, una miriade di informazioni, ma farsi una propria idea è sempre più difficile.

Sono davvero i social il problema?
Come è stato per la radio, la televisione e le e-mail, intento iniziale era quello di facilitare la comunicazione.
il primo social network nella storia, SixDegrees, nasceva proprio con lo scopo di permettere a persone di conoscersi sulla base dei gradi di conoscenza che le separavano.
Permettere alla gente di relazionarsi attraverso gli interessi in comune, contribuire alla creazione di rapporti umani, rendere più semplice e immediato lo scambio di idee. Era questo il punto di partenza e l’obiettivo delle piattaforme di questo tipo.

Purtroppo, il ruolo sociale che queste esercitano oggi è tutt’altro che passivo. I giganti, così come li abbiamo chiamati, non sono più semplici strumenti di espressione o sterili metodi per veicolare messaggi: trend nati all’interno dei social si diffondono a livello globale a una velocità pazzesca, bastano pochi millesimi di secondi perché un contenuto diventi virale.Social e società non sono realtà distinte, ma si combinano in un rapporto di interdipendenza : il nostro modo di pensare è influenzato dai social, che però si adattano a noi, rimodellandosi a seconda dei mutamenti sociali.

Se, però, comunicare diventa sempre più facile, il dialogo tra persone “reali” è sempre più difficile: assistere a scene di gruppi di persone che stanno insieme, ciascuna rivolta verso il proprio cellulare, è cosa normale.
L’affascinante vita del piccolo schermo, dove tutto è bello e interessante, non lascia spazio alle interazioni umane.
È il paradosso di uno strumento, quello dei social, che di sociale non ha proprio nulla.

 

 

Articolo scritto da Chiara Inzerillo

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