L’economia può continuare a crescere, ma in modo sostenibile?

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La protesta ecologica di Greta Thunberg si inserisce, indirettamente, in un dibattito già noto al mondo economico: è possibile continuare a far crescere il PIL?

Da quando la protesta ambientalista di Greta Thunberg, ha assunto rilevanza globale, grazie anche alla diffusione dei media ed all’organizzazione dei “Fridays for Future”, l’opinione pubblica sembra essere schierata su due fronti.

Da un lato abbiamo chi critica l’iniziativa di Greta, sostenendo che agisca sulle direttive dei genitori o di qualche lobby legata allo smaltimento dei rifiuti, che le preoccupazioni riguardanti il riscaldamento globale sono mere fandonie e che, soprattutto, se si vuole continuare a crescere economicamente non è possibile adottare metodi ecologici o sostenibili.

Dall’altro lato abbiamo, invece, chi sostiene l’iniziativa di Greta e scende in piazza per manifestare la propria volontà di “Salvare la Terra” e quel ramo dell’economia che invita proprio ad adottare metodi sostenibili sia ecologicamente che socialmente per continuare a crescere.

Proviamo, allora, a dare una risposta a questa domanda: è possibile continuare a crescere e farlo in modo sostenibile?

Chiedo al lettore di immedesimarsi in questo mini-esperimento. Si immagini di essere un passeggero di un aereo in partenza, se all’ingresso l’hostess di volo le dicesse: “Voliamo verso una crescita economica, secondo lei è possibile la crescita verde? Se Si, si sieda a destra, se no si sieda a sinistra”.

Lei da che lato andrebbe? Saprebbe articolare le motivazioni della propria scelta?

Nel 2017 Kate Raworth ha pubblicato un libro dal titolo L’economia della Ciambella. Sette mosse per pensare come un’economista del XXI secolo, in cui illustra bene quali le motivazioni di chi sostiene la possibilità di una crescita sostenibile e di chi si dichiara scettico a riguardo.

Supponiamo che Lei si sia seduto a destra. Ciò vuol dire che sostanzialmente sostiene la possibilità di continuare a crescere economicamente in modo sostenibile e, tendenzialmente, guarda con simpatia la campagna di sensibilizzazione di Greta Thunberg. Probabilmente la principale motivazione che l’hanno spinta a sedersi a destra è la seguente: la crescita economica è necessaria, perciò deve essere possibile.

Secondo questa linea di pensiero, infatti, la crescita economica è necessaria sia da un punto di vista politico che sociale. Per esempio, Wilfred Beckerman nel suo libro In Defense of Economic Growth dichiara che, se si vuole mantenere un sistema democratico stabile, l’obiettivo delle politiche pubbliche deve sempre essere la crescita del Paese. Anche Benjamin Friedman, in The Moral Consequences of Economic Growth sostiene che l’equità e la dedizione alla democrazia non dipendano da un PIL pro-capite alto, ma da uno in costante crescita.

Ed i difensori di questa tesi non finiscono qui, anche l’ONU, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea e l’OECD si dichiarano favorevoli alla crescita verde, promuovono piani per la riduzione delle emissioni di CO2 e sottoscrivono accordi ed agende per favorire piani di coordinazione che prevedano uno sviluppo sostenibile tra più Paesi.

Riassumendo, quindi, la crescita economica verde è possibile e deve essere accompagnata da una strategia economicamente ed ecologicamente sostenibile, basata sull’uso e lo sviluppo delle tecnologie informatiche, che aumentano in modo esponenziale le capacità di lavoro permettendo di dissociare, in termini assoluti e sufficienti[1], la crescita del PIL dall’uso delle risorse esauribili ad esso classicamente associate.

A ciò bisogna aggiungere una strategia basata sull’azione congiunta di ben 3 piani d’azione:

  1. L’uso di fonti energetiche rinnovabili;
  2. La transizione da un’economia lineare ad uneconomia circolare, ovvero un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo garantendo la propria eco-sostenibilità, dove nessun prodotto diventa un “rifiuto” ma tutto può essere riciclato e dedicato a nuovo uso;
  3. Regolamentare ed espandere il settore immateriale, cioè l’e-commerce.

Questo fronte riconosce il fatto che si tratti di una bella sfida da sostenere e precisa che la strategia del disaccoppiamento PIL-risorse non è una fase da adottare una tantum, bensì una linea d’azione perenne.

Ma se Lei, invece, si è seduto a sinistra credo che non condividerà assolutamente nulla delle parole che le ho esposto e troverà la protesta ecologica molto naif. I sostenitori della tesi per cui non è possibile crescere in modo sostenibile per il nostro pianeta, infatti, hanno un dubbio sostanziale: se si intraprendessero azioni sufficienti a rientrare nei limiti del pianeta, sarebbe irrealistico credere che possano andare assieme a una crescita continua.

Uno dei modelli economici che è maggiormente usato per spiegare la crescita economica è quello di Robert Solow, secondo cui la crescita è riconducibile ai guadagni di produttività, creati dall’efficace collaborazione tra forza-lavoro e capitale. Tuttavia, se si applicasse il modello per spiegare la crescita esponenziale avvenuta in certi paesi in determinati periodi storici, per esempio gli Stati Uniti o gli stati Europei nella seconda metà del XX secolo, si noterebbe la relazione del capitale investito per lavoratore spiega solo una parte della crescita, mentre un importante residuo resta indeterminato. Moses Abramovitz definisce questo residuo come “una misura della nostra ignoranza sulle cause della crescita economica”.

Nel 2009 due nuovi teorici si inseriscono nel dibattito, infatti il fisico Robert Ayres e l’economista ambientale Benjamin Warr presentano un nuovo modello che cerca di spiegare la crescita economica tramite l’inserimento di un nuovo fattore, cioè l’exergia[2]. In questo senso si scopre che il residuo è una diretta conseguenza di come l’aumento dell’efficienza con cui l’energia viene convertita in lavoro utile influenzi la crescita economica e, nel momento storico citato prima, tale fattore era rappresentato dalla possibilità di avere ed utilizzare combustibili fossili a basso prezzo.

Perciò, una svolta ecologica e il conseguente abbandono di fonti non-rinnovabili per favorire l’uso di quelle rinnovabili, implica la possibilità che la crescita economica rallenti o diventi addirittura negativa, fino ad arrestarsi nel giro di poco tempo. In breve, chi crede che la crescita verde non è implementabile, sottolinea il fatto che gli si ha una limitata capacità esplicativa dei modelli econometrici, soprattutto nel lungo periodo.

Y= F(K,L)

Y= Produzione Aggregata, K= Capitale, L= Lavoro

E quindi, che si fa?

Martin Wolf, sostiene che

“Se ci fossero davvero limiti alla crescita, le fondamenta politiche del nostro mondo andrebbero a rotoli. Devono allora riemergere forti conflitti sulla distribuzione – in realtà stanno già emergendo – all’interno dei paesi e tra di essi.”

Perciò, più che continuare a dibattere sul Si o sul No, bisogna “cambiare la propria mentalità”, come sostiene la stessa Raworth e per farlo dobbiamo adottare sette mosse:

  1. Cambiare l’obiettivo: dovremmo raggiungere una fase di equilibrio in cui prosperare;
  2. Vedere l’immagine complessiva: non bisogna guardare solo il sistema economico, ma anche l’insieme di attori e relazioni in cui si inserisce;
  3. Coltivare la natura umana;
  4. Acquisire comprensione dei sistemi: è importante che i modelli siano esplicativi e quanto più vicini possibile alla realtà;
  5. Progettare per distribuire: la ridistribuzione deve essere equa e concernere tanto le risorse quanto la ricchezza;
  6. Creare per rigenerare: abbracciare la logica tipica dell’economia circolare;
  7. Essere agnostici riguardo alla crescita: ovvero capire come le nostre economie dipendono finanziariamente, politicamente e socialmente dalla crescita e cosa succederebbe senza di essa.

[1] Si tratta di un grado di disaccoppiamento assoluto sufficiente, che deve presentare degli standard più stringenti ed efficienti perché è fondamentale che la riduzione delle risorse sia tale per cui l’economia globale riesca a rientrare nei limiti del pianeta.

[2] Termine usato per indicare la percentuale dell’energia totale che può essere sfruttata per il lavoro utile, invece di finire dispersa sotto forma di residui e calore.

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?” (Harper Lee) Ciao a tutti! Sono Mirjam e faccio parte del team di blogger di Cogito! Scrivo di ciò che vedo, mi piace leggere, ascoltare musica, fare foto e prendere una valigia e scappare tutte le volte che ne ho l'occasione.