Nei giorni scorsi è stato approvato il cosiddetto decreto Salvini, D.L 113/2018, in materia di sicurezza. I temi che vengono toccati da questa legge riguardano immigrazione, pubblica sicurezza e beni confiscati alla criminalità organizzata.
Passiamo ad una veloce disamina delle novità del decreto, per poi entrare nel dettaglio con alcune considerazioni.
Principali novità
- In prima battuta, in tema di immigrazione, il decreto interviene per eliminare il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituendolo con un permesso di durata più breve in ambito di protezione speciale, calamità naturale, motivi di salute, valore civile, casi di violenza o sfruttamento del lavoro.
- Per l’accertamento della identità dei migranti, viene allungato a 180 giorni il periodo di trattenimento nei centri di permanenza. Per quanto riguarda la protezione internazionale, questa può essere revocata nel caso in cui lo straniero commetta determinati reati, cosiddetti di particolare allarme sociale.
- Per accelerare le procedure per l’esame delle domande di protezione, il Ministero dell’Interno adotta una lista dei cosiddetti Paesi sicuri, in maniera tale da individuare gli stranieri che, provenendo da questi Stati, non necessitano di una protezione.
- Per quanto riguarda gli SPRAR, potranno accedervi solo i minori non accompagnati e coloro che sono titolari della protezione internazionale.
- La cittadinanza italiana può essere revocata a coloro che commettono reati terroristici o di eversione dell’ordinamento democratico; inoltre sono allungati a 4 anni i tempi per la concessione della cittadinanza per motivi residenza e per matrimonio.
- In tema di stalking e maltrattamenti in famiglia, può essere disposto l’allontanamento dalla casa familiare con il controllo tramite braccialetto elettronico.
- In materia di sicurezza, le polizie locali avvieranno la sperimentazione dei TASER (meriterebbe una riflessione maggiore sulla opportunità di utilizzo) nei comuni con più di 100 mila abitanti.
- Il DASPO viene esteso agli indiziati di terrorismo, coloro che commettono reati contro lo Stato e l’ordine pubblico, ma riguarderà non più solo manifestazioni sportive, ma anche fiere, mercati, spettacoli pubblici e ospedali.
- In ambito penale, vengono introdotte nuove fattispecie di reato come il blocco stradale e l’invasione di terreni ed edifici, oltre all’accattonaggio molesto e alla organizzazione dello stesso.
- In merito alla questione di lotta alla criminalità organizzata, viene liberalizzata la vendita dei beni confiscati alle mafie, in modo tale che anche i privati possano acquistarli.

Possibili questioni di illegittimità costituzionale
Dopo questa veloce carrellata sul decreto sicurezza, è opportuno fare alcune considerazioni preliminari sulla legittimità costituzionale. Alcuni importanti costituzionalisti si sono espressi in maniera molto scettica nei confronti di questo decreto; dal punto di vista formale, per cominciare, ci sarebbero dei profili critici riguardo all’articolo 77 della Costituzione, riferito appunto ai decreti legge, secondo cui devono sussistere i requisisti di necessità e urgenza che non si ravvisano nel caso in questione. In seconda battuta, da un punto di vista sostanziale vi potrebbero essere violazioni dell’articolo 10 comma 2 in materia internazionale, per quanto riguarda la condizione giuridica dello straniero e il rispetto dei trattati internazionali, e dell’articolo 117 comma 1 sempre per gli obblighi internazionali.
Maggiore insicurezza
Per ciò che concerne il piano sostanziale di questo decreto, esso si prefigge di arginare il rilevante fenomeno migratorio diretto verso il nostro ed altri Paesi europei, oltre ad introdurre strumenti volti a combattere la criminalità. Spesso il ministro Salvini si è espresso in maniera molto drastica, disegnando ai cittadini un quadro che pare catastrofico, in cui vi è la necessità di fermare immigrati che vengono in Italia per delinquere e creare disordine. La realtà però è ben lontana dal suddetto disegno.
Infatti, lo stesso Ministero dell’Interno ci fornisce alcuni dati interessanti in merito alla criminalità: da quanto riportato dalla statistica, i reati sono in calo di circa il 10% annuo in media, soprattutto per omicidi, rapine e furti in appartamento.
Alla luce di ciò, appare evidente che non vi sia alcuna necessità di un decreto volto a ristabilire maggiore sicurezza, poiché gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, e il lavoro svolto in ambito di ordine pubblico, giudiziario, sociale e in generale della legalità, sono più che sufficienti. A destare particolare preoccupazione è il fatto che l’attuale ministro dell’Interno alimenta un clima di odio per fini propagandistici, con il mero scopo di ottenere consenso popolare, alterando in maniera sostanziale della realtà, e bombardando di questi “concetti” il cittadino medio su social network e mezzi d’informazione scarsamente critici.

Questo atteggiamento, combinato ad un decreto sostanzialmente volto ad ostracizzare l’integrazione di uno straniero che arriva sul nostro territorio, non fa altro che aumentare possibili conflitti, seminando insicurezza tra la popolazione. Su questo ultimo punto è opportuno citare il lavoro del Centro Studi Cattaneo, che ha evidenziato come gli italiani percepiscano in maniera distorta il fenomeno migratorio nel nostro Paese. Lo studio conclude sostanzialmente che gli italiani non sono in grado di valutare l’entità di immigrati presenti nella nostra nazione: le risposte fornite aumentano di ben 3 volte il dato veritiero del fenomeno, passando da circa l’8% effettivo al 25% circa percepito. Questa distorsione percettiva, che trova una origine da una campagna elettorale martellante e puramente propagandistica, non fa altro che devastare essa stessa la sicurezza, portando a pensare che si viva in un clima (immaginario) di incombente minaccia e conflitto sociale.
Un appunto sulla questione lotta alla mafia, dal momento che è evidente quanto il decreto non sia stato minimamente in grado di capire il fenomeno mafioso: lo stesso Don Ciotti, presidente di Libera, ha espresso i suoi dubbi e i pericoli che potrebbero derivare da una vendita ai privati dei beni confiscati alle mafie. Questa situazione meriterebbe sicuramente un approfondimento in futuro.
Basandosi semplicemente sulla conoscenza del loro modus operandi, pare chiaro che le organizzazioni mafiose, con questo cambiamento, potrebbero tornare in possesso dei suddetti beni tramite prestanome. Così facendo, si vedranno in realtà vanificati tutti gli sforzi della Magistratura e delle associazioni che si occupano di riqualificare i beni confiscati. Mi preme dire che, se si volesse veramente combattere la mafia, si interverrebbe in maniera netta con cambiamenti strutturali e non con slogan elettorali; la mafia merita una attenta e accurata esamina, oltre che una profonda conoscenza, altrimenti il rischio è proprio quello di ottenere l’effetto contrario: anziché combatterla la si favorisce.
Altro che decreto sicurezza, bisognerebbe piuttosto parlare di decreto insicurezza.
Articolo a cura di
Livio Attanasio