Il Sindaco – Italian Politics for Dummies: le impressioni da nord a sud

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Abbiamo visto il docufilm di Ismaele La Vardera in un cinema di Udine e in uno di Palermo. Cosa ne sarà emerso?

È finalmente arrivato nelle sale italiane Il Sindaco – Italian Politics for dummies, il docufilm nato dalla scellerata idea del giovane Ismaele La Vardera, in collaborazione col programma Le Iene. Avevamo già parlato della sua storia in un questo articolo, dopo che era stata svelata al pubblico la volontà di raccontare al mondo i retroscena della campagna elettorale di Palermo. Ci eravamo lasciati con una riflessione.

Una domanda sembra essere quindi ovvia a questo punto della riflessione. Quanto può essere giustificato il comportamento di Ismaele La Vardera? Ha sbagliato come politico? O come giornalista? L’estremo politically correct dei commentatori è davvero utile alla democrazia? Fare la morale ad un ragazzo fuori dal comune è davvero così giusto? In fin dei conti, Ismaele è il presidente dell’Associazione nazionale per le verità scomode. Avrà qualcosa da dire. Ascoltiamolo.

Abbiamo atteso 17 mesi e finalmente la promessa si è trasformata in pellicola. Due giorni nei cinema di tutta Italia, poi divenuti tre considerata la grande richiesta. Un’attesa che, da nord a sud, si è trasformata in sentimento, reazione, riflessione, consapevolezza. Anche noi di Cogito et Volo abbiamo raccolto la sfida e siamo andati a vedere il film in due diversi cinema, ai poli opposti d’Italia: uno proprio a Palermo, l’altro a Udine. Cosa ne sarà emerso?

  • Palermo – 26 novembre 2018 – Francesco Pirrotta

Trovare un biglietto è impossibile. Le uniche due sale in cui era stato inizialmente distribuito il film sono sold out da diversi giorni. Fortunatamente, qualche legge dell’economia invita le altre sale ad acquisire il film e tutti siamo più contenti.
Vado al cinema con degli amici che hanno un forte pregiudizio nei confronti dell’operato di La Vardera ma che, alla fine, convinco ad esprimere un giudizio solamente dopo aver visto il film.

Ha inizio il film. I volti proiettati sul grande schermo sono a noi familiari. Sono quelli dei politici che conosco bene: ci sono Leoluca Orlando, Fabrizio Ferrandelli e Ugo Forello, i principali candidati a sindaco della città. Ma, paradossalmente, scopro che non sono loro i protagonisti. Ad attirare la mia attenzione sono personaggi di altro genere. Il primo personaggio di rilievo che viene filmato di nascosto è Marianna Caronia, all’epoca candidata, oggi eletta sia al Consiglio Comunale di Palermo che all’Assemblea Regionale Siciliana: in pratica una donna influente nella politica siciliana. La Caronia tocca immediatamente quello che è il punto cardine dell’inchiesta: ad ogni candidatura, corrisponde una offerta uguale e contraria da parte di chi ha bisogno dei tuoi voti.
Ma il punto di massimo, per la Sicilia, lo tocchiamo con l’apparizione dell’attuale Presidente dell’ARS, On. Gianfranco Micciché. Provo indignazione a sentire da parte sua una minaccia nei confronti di Ismaele: «Se perdiamo per colpa tua, ti facciamo il culo». Eppure, ahimè, in sala conosciamo benissimo questo genere di atteggiamento.

Altra cosa che non mi sorprende affatto è la scena che vede un esponente della famiglia Abbate intento a vendere i voti degli abitanti del quartiere Kalsa per 30€ ciascuno. «Se non fosse per me, la gente di questo quartiere non andrebbe a votare». Ed in effetti è vero. Ci sono quartieri della città i cui abitanti soffrono la povertà e non identificano nelle istituzioni la soluzione al problema. Solo l’intervento “ru capozona” determina un affluenza alle urne da parte di questa gente.
Si tratta di un fenomeno sociale assai diffuso nel sud Italia e che offre la possibilità alla criminalità organizzata sia di arricchirsi che di espandere il proprio potere. È legittimo pensare che tale meccanismo possa portare un esponente vicino alla mafia ad entrare in Consiglio Comunale.

Ma tutto ciò, anche se triste, non rappresenta per un palermitano uno scoop.
«Sono cose che si sanno. Cosa mi sta venendo a raccontare La Vardera? Non ha scoperto nulla»
Al termine della proiezione è questo il sentimento comune.
Ismaele ha scattato una fotografia alla città. Quando però Palermo guarda la foto, crede di guardarsi allo specchio e non nota nulla. Quando vivi nella puzza, poi non la senti più.

  • Udine – 27 novembre 2018 – Alvise Renier

«È un servizio delle Iene trasformato in lungometraggio», dice qualcuno all’uscita. Io, invece, sono piuttosto stupito che Ismaele voglia farci credere di essersi candidato “genuinamente” a sindaco di Palermo, per poi ritrovarsi a filmare ogni incontro e alla fine – già che c’era – a farci un film. Davvero non era tutto architettato? Davvero ha accettato di schierarsi dalla parte della Lega per mero calcolo politico e non perché si trattava della preda mediaticamente più succulenta? Decidiamo di fidarci di Ismaele, eroico candidato sindaco travolto dagli eventi, nuovo paladino della giustizia. Con un briciolo di malizia aggiungo: hai fatto trenta, potevi fare trentuno! Perché non mostrare quei video durante la campagna elettorale? Perché non mostrare prima della chiusura delle urne le minacce di Micciché, le trame di palazzo dei vari Cuffaro e Crocetta, il sistema della famiglia Abbate?

Non voglio passare per quello con il dente avvelenato nei confronti del povero Ismaele, il cui lavoro è davvero encomiabile e necessario. Il suo docufilm ha il pregio di far luce su due punti fondamentali.

  1. La politica funziona in un “certo modo”. E, aggiungo io, va bene così. Mettere pressione all’avversario, accaparrarsi i migliori candidati, cercare di costruire un fronte di consenso ampio, anche coinvolgendo altre forze politiche, alzare i toni della dialettica: fa tutto parte del gioco, è sempre stato e sempre sarà così. Certo, finché si rimane nel piano della lotta di idee e di ideali. Quando si passa al piano della mera lotta per il potere, le cose cambiano. Ed ecco sbucare i Micciché, i Cuffaro o i Crocetta di turno. Ma come si elimina la marcia cupidigia dalla nobile politica?
  2. La colpa è sempre e solo nostra. «Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità», direbbe lo zio di Spider Man. Nello specifico, noi elettori dovremmo farci un bell’esame di coscienza. Ci scagliamo contro il “sistema”, per poi riconfermarlo – sempre sotto nuove spoglie – ad ogni tornata elettorale. La sete di potere non è un prodotto con marchio di Denominazione di Origine Protetta: esiste tanto al Sud quanto al Nord, tanto in Italia quanto all’estero. La politica non è altro che lo specchio di ciò che siamo. Per questo a cambiare le cose, al Nord come al Sud, sono sempre e soltanto gli elettori. Per questo, se avessi dovuto votare a Palermo, avrei voluto vedere prima gli scoop di Ismaele. Se non altro per ricordarmi di queste cose.

Il docufilm di Ismaele è leggero, giovane e scanzonato. E arriva tardi. Anzi, a voler fare un paragone forse esagerato, ricorda le parole di Mussolini nel 1924: rivendicava l’uccisione del capo dell’opposizione, Giacomo Matteotti, e tutti giù ad applaudirlo. Oggi Ismaele e tanti altri bravi giornalisti come lui ci sbandierano davanti agli occhi la morte degli ideali e dei valori in politica. E noi applaudiamo.

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