The Ballad of Buster Scruggs

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I fratelli Coen sono tornati nel Far West per il loro nuovo film antologico

Vi erano mancati i fratelli Coen? Se la risposta è affermativa The Ballad of Buster Scruggs è il film che fa per voi. La nuova pellicola dei Coen si propone infatti come una summa della loro poetica, un piccolo gioiello che racchiude la grandezza e l’enorme creatività dei fratelli più amati di Hollywood. Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla 75° Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia dove si è aggiudicato il Premio Osella per la migliore sceneggiatura. Sarà distribuito solo su Netflix a partire dal 16 novembre.

Il progetto per The Ballad of Buster Scruggs era inizialmente molto diverso: Netflix ha acquistato i diritti di quest’ultimo lavoro dei Coen nell’agosto 2017 per realizzarne una mini serie da sei episodi e proprio questo era stato annunciato ai fan. A luglio 2018, a pochi mesi dall’uscita, è stato invece annunciato un cambio di rotta: la realizzazione di un film antologico contenente sei storie autoconclusive a sfondo western. Giusto in tempo per entrare nella selezione ufficiale dei film in concorso a Venezia e per proseguire la sua cavalcata nell’award season.

Il film si apre insieme alle pagine di un grosso libro di racconti illustrati, libro che contiene le sei storie western raccontate in The Ballad of Buster Scruggs. La prima storia è quella che dà il titolo all’opera: Tim Blake Nelson nei panni di Buster Scruggs ci introduce nel desolato far west. A cavallo del suo bianco destriero Scruggs ci dimostra le sue doti da cantante e quelle da pistolero. Un’introduzione molto allegra e divertente, un piccolo musical in stile country, ahimè, troppo breve. La lunghezza delle storie è molto disomogenea: si va dai dieci minuti del primo capitolo alla mezz’ora abbondante del quinto.

Nel secondo capitolo, Near Algodons, il protagonista è invece James Franco, un cowboy che tenta di rapinare una banca, fallendo miseramente. Destinato a un finale tragico, questa breve storia racconta l’uomo che si avvicina, fatidicamente e senza speranze, alla morte. Da qui in poi si intravede il fil rouge che attraversa il film e le vicende si fanno sempre più cupe. Meal Ticket, il terzo capitolo, è forse il più nero di tutti. Liam Nelson veste i panni di imprenditore di un fenomeno da baraccone senza braccia e senza gambe, interpretato da un incredibile Harry Melling, che ha fatto molto parlare di sé al festival per la sua performance. Questo freak è in realtà un grande attore che ripercorre la storia del teatro per ripescarne i monologhi più profondi e suggestivi, culminando nella Tempesta di Shakespeare.

All Gold Canyon vede come protagonista Tom Waits, un anziano prospettore e avido cercatore d’oro. Una piccola parentesi praticamente senza nessun dialogo per riprendersi dalla storia precedente. Questo capitolo si concentra sull’impatto che ha avuto l’uomo sulla natura e sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Il quinto racconto, il più lungo di tutti, si intitola The Gal Who Got Rattled e narra le vicende di Alice Longabaugh (Zoe Kazan), una giovane donna che dopo la morte improvvisa del fratello cerca di prendere in mano le redini della sua vita e intraprende un viaggio alla ricerca di sé stessa e della sua indipendenza. Ma attraversare il selvaggio west non è per niente facile e Alice lo scoprirà a sue spese.

L’ultimo meraviglioso capitolo è The Mortal Remains. Una carrozza, un gruppetto di borghesi (tra cui spicca l’englishman Jonjo O’Neill), un cadavere e un serrato dialogo sui toni della black comedy chiudono la serie dei racconti di The Ballad of Buster Scruggs. Il più surreale dei capitoli, decisamente poco western, si snoda in un moralistico discorso sui cacciatori di taglie, sulla morte e sulla giustizia, con un black humor che fa accapponare la pelle.

 

The Ballad of Buster Scruggs è uno dei lavori meglio riusciti dei fratelli Coen. Con questo film portano sul grande schermo in maniera assolutamente innovativa tutti i cliché dei film western: i duelli tra pistoleri dopo una furibonda lite al saloon, la corsa all’oro, i cacciatori di taglie, il grande mito del self-made man. Il tutto sotto la loro solita ottica fatalistica e nichilistica: come ha scritto Justin Chang per NPR’s Fresh Air:

«In The Ballad of Buster Scruggs, they gleefully embrace the conventions and clichés of the genre, but to strangely melancholy — even troubling — effect. As the Coens remind us, with their usual impish wit and impeccable craft, there’s still a lot of pleasure to be mined from those conventions. But there are lessons to be learned, too. The road that seems to stretch toward manifest destiny often leads to brutality and death, one tall tale at a time».

Il destino dei personaggi dei Coen è sempre deciso fin dall’inizio; sulla scia di No Country for Old Man e di True Grit, The Ballad of Buster Scruggs torna a ricordarci che solo una è la direzione in cui tutte le strade convogliano: la morte. A differenza però dei due film nominati, questa pellicola ci guida all’inevitabile destinazione con grande spirito e tante risate, anche se amare. Può non convincere l’idea del film antologico: probabilmente l’idea della mini serie avrebbe dato giustizia anche ai racconti che nel film sono di necessità molto brevi. Nonostante tutto però il film risulta omogeneo, scorre con un ritmo incalzante, il variare della lunghezza e delle tematiche dei capitoli porta lo spettatore ad affrontare un turbine di sensazioni sempre mutevole.

L’impatto visivo è straordinario. Le ambientazioni cambiano da un racconto all’altro e veniamo catapultati prima nel classico saloon, con il solito arbusto rinsecchito che silenzioso rotola sull’orlo di una strada deserta; poi in una lussureggiante radura, colma di animali maestosi e di ricchi tesori nascosti sotto la terra; attraversiamo le colline deserte e aride e infine arriviamo alle alte, imponenti e frastagliate montagne a bordo di una carrozza scricchiolante. A far da tappeto sonoro a questo spettacolo sono le musiche di Carter Burwell, al fianco dei Coen da Blood Simple (1984), che di recente abbiamo sentito in Three Billboards outside Ebbing, Missouri.

Con The Ballad of Buster Scruggs Joel e Ethan Coen fanno il punto della situazione della loro carriera artistica. Qui sono infatti racchiuse tutte le loro conoscenze del mondo western, genere che li ha accompagnati fin dalla loro infanzia; il film si propone come una straordinaria raccolta di tutte le idee e influenze racimolate in trent’anni di lavoro, racchiude tutti i punti forti dei loro migliori film: dallo humor amaro del Grande Lebowski, alla sceneggiatura impeccabile di No Country for Old Man, all’indagine profonda della psiche umana di Fargo. Insomma, un film assolutamente da non perdere!

 

Sono nata a Chioggia, negli anfratti della Laguna Veneta. Studio Filosofia all'Università di Padova. Attualmente vivo in Germania per il mio anno in Erasmus all'Università di Tubinga. Amo viaggiare, amo l'arte e la letteratura, il buon cibo, i cani e soprattutto amo il cinema e il teatro. Qui su Cogito cerco di raccontarvi il meglio di queste due arti meravigliose.