Caso Desirée: e lo Stato dov’era?

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Una domanda alla quale le forze dell’ordine dovrebbero rispondere

Giornalisti, politici e opinionisti vari hanno dato un’enorme visibilità alla morte di Desirée, giovane ragazza coinvolta in un giro di droga e presumibilmente stuprata da un gruppo di spacciatori nel quartiere romano di San Lorenzo. “Non si può sempre aspettare il morto. Sono situazioni che vanno avanti da anni e anni. Mi domando come mai non si è fatto nulla nei 15 anni eccedenti” ha dichiarato il Ministro dell’Interno, chiedendosi dove si trovasse lo Stato. Importante, però, rendere la domanda ancora più specifica e chiara: dove si trovavano le forze dell’ordine?

Il generico “Stato” si dimostra, oggi in particolare, un modo per colpevolizzare la politica per l’inefficacia di un organo ben preciso della macchina pubblica, assolvendo chi della sicurezza si deve occupare per lavoro.
Non si può sempre aspettare il morto. Sono situazioni che vanno avanti da anni e anni. Mi domando come mai non si è fatto nulla nei 15 anni eccedenti. Queste parole dovrebbero essere indirizzate in modo diretto agli agenti che hanno lasciato che questa situazione maturasse al punto di portare ad un morto. Perché questo succede quando si lascia una situazione degenerare: alcune persone rischiano di perdere la vita.

Il dibattito si può estendere all’infinito, dal domandarsi cosa sarebbe successo se la famiglia avesse avuto i mezzi necessari per proteggere la figlia (minorenne ed in difficoltà) al chiedersi se le politiche migratorie influenzino in qualche modo certe situazioni, ma il punto centrale resta che si è formato un agglomerato criminale sul territorio dello Stato, con le sue braccia armate ben consapevoli della sua esistenza. Perché mettere assieme criminalità, giovani e droga può dare come risultato una tragedia che si sarebbe potuta evitare se solo i muscoli dello Stato avessero fatto un presidio continuo e combattuto tale fenomeno creatosi.

Nel mondo aziendale una fase fondamentale è l’identificazione dei problemi. Riconoscere una difficoltà è vitale per l’ottenimento di risultati o il miglioramento degli stessi. Per questo è il caso di domandare a chi presidia quel territorio cosa è andato storto per ridurre un quartiere in un covo di spacciatori e abusivi. Cosa è andato storto? Bisogna chiedere spiegazioni a chi opera nella sicurezza e serve che qualcuno ne risponda. Magari i carabinieri hanno le loro buone ragioni per non aver smontato una condizione di degrado avanzato, ma è ora che le espongano. L’opinione pubblica deve sapere se si tratta di una strategia, dell’assenza di risorse o anche solo di pigrizia e menefreghismo. Si può discutere la primarietà di una strategia, una variazione nella spesa pubblica o anche, nell’ultimo caso, il far saltare qualche testa, ma per avere una soluzione serve una risposta, e per avere una risposta serve avere il coraggio e la volontà di fare una domanda.

Chioggiotto, studente, alle volte lavoratore.