Campioni del mondo di antisportività

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Sempre presenti sui giornali le notizie di cronaca dal mondo dello sport

Nel 2006 la Nazionale di calcio vinse il Mondiale in Germania. Ma pochi mesi prima di quel campionato del mondo, in Italia scoppiò il caso Calciopoli. I giornali di tutto il mondo guardavano in casa nostra, peccato che le notizie non parlassero né di fair play, né di particolari meriti sportivi.

Sono passati altri due mondiali e siamo alla vigilia di Russia 2018. Ma i giornali tornano ad essere pieni di cattivi auspici. Per il momento (perché è lecito aspettarsi di tutto) non ci sono notizie che riguardano un Calciopoli Bis o una nuova tranche di Calcioscommesse. Eppure le notizie diffuse ultimamente dagli organi di stampa non ci fanno sorridere.

Prendiamo in analisi, per esempio, la notizia della condanna dell’ex capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli, per estorsione aggravata. Andiamo velocemente ai fatti.
Siamo a Palermo ed è il 2012. Fabrizio Miccoli viene accusato di aver contattato Mauro Lauricella, figlio del boss mafioso Antonino, per poter recuperare una consistente cifra di denaro. Per farlo, Lauricella non si sarebbe dovuto fare alcuno scrupolo nell’utilizzo di metodi violenti.
Questo, nel resto del mondo, si chiama anche racket, pizzo.
Il caso Miccoli è salito alla ribalta anche grazie ad una frase dell’ex attaccante salentino che affibbiava al magistrato Giovanni Falcone, l’epiteto di “Fango“.

Sono anni ormai che, a Palermo, “Quel fango di Falcone” è una frase taboo. Nessuno vuole ripeterla. I tifosi, quelli veri, si sentono profondamente offesi da una frase del genere. Perché, volente o nolente, Fabrizio Miccoli è stato un simbolo per i Palermitani. E fa male sentire un simbolo (seppure solamente sportivo) inveire verbalmente sulla memoria di un altro simbolo del capoluogo siciliano. E, a quel punto, il tifoso sceglie. È dura dovere rinnegare colui che tante volte ti ha fatto esultare per un gol o per una giocata spettacolare. Ma il rispetto è un’altra cosa. Miccoli è stato in grado di mettersi contro una città intera. Palermo è a favore della legalità.
Adesso c’è una nuova partita da giocare per il Romario del Salento. Col rito abbreviato, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi. La giustizia farà il suo corso.

Ma c’è un’altra notizia che non è passata inosservata e ha creato qualche polemica in più. Cos’è successo?
Un gruppo di tifosi della Lazio ha realizzato degli adesivi con il volto di Anna Frank con la maglia della Roma. L’intento, tra il goliardico e l’offensivo, era quello di mettere in ridicolo i tifosi della Roma. Paragonare, infatti, un avversario ad un ebreo significa caricare entrambe le figure di una colpa, significa alimentare sia una mancanza di rispetto nei confronti di una religione simbolica come l’ebraismo, sia un razzismo contro il quale le istituzioni dello sport stanno lavorando.
Celebre è l’episodio che, nel 2013, coinvolse Kevin Prince Boateng, ex giocatore del Milan, il quale abbandonò il campo da gioco perché offeso dai cori razzisti.
Un altro celebre episodio oltralpe riguarda Daniel Alves (nel 2013 al Barcellona), il quale risposte ad un lancio di banane nei suoi confronti mangiando proprio uno dei frutti lanciatigli in campo.
OK, non sarà solamente un fenomeno italiano, ma è bene prendere atto delle problematiche del nostro sport al fine di poter intervenire.

Qualche tifoso nostalgico potrebbe anche essere contento di tutto questo clamore mediatico intorno allo sport. Ma non è mai un buon auspicio quello di iniziare l’ennesimo Mondiale circondati da polemiche che nulla c’entrano col mondo vero e proprio dello sport.
La via della legalità e del rispetto va intrapresa anche sul un campo di calcio. Ci sono troppe troppe telecamere per lasciare correre.

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.